Sono entrata nel negozio dopo aver salutato Kia sulla soglia, intenta a fumarsi una sigaretta. A quell’ora il calore sembrava possedere una gravità maggiore, come se fosse arrivata l’estate. Ne percepivi la pressione fisica.
Un uomo mi ha lasciata passare; mi è piaciuto sentire il fresco all’interno del locale.
«Prego…» ha detto.
Ho tirato fuori la lista delle cose che mi servivano, pensando a come sarei riuscita a portarle a casa da sola, e ho fatto velocemente la spesa.
Al momento di pagare mi sono avvicinata al bancone, dove Arun, il marito di Kia, mi fissava sorridente.
Qualcuno mi ha afferrata alle spalle. Era l’uomo con la barba e il cappuccio sulla testa che mi aveva dato la precedenza all’ingresso.
«Stai ferma», mi ha ordinato.
Questa è una rapina, ho pensato mentre osservavo Arun impallidire, spaventato. Ho avvertito qualcosa premermi sulla schiena. Non saprei dire se avesse in mano un coltello o altro. Ho strizzato gli occhi un momento e ho sentito il cuore rimpicciolirsi dalla paura.
Si dice che gli unici momenti autentici della vita

 riguardino la nascita e la morte. Quando nasce un figlio o muore una persona che amiamo, l’essenza della vita emerge, galleggia in superficie come schiuma. È un attimo di estasi, come se il vento smettesse di soffiare, il sole di splendere e il mare arrestasse il suo moto. Si forma un’impercettibile crepa che ti permette di intravedere cosa c’è sotto.
In quel momento, mentre Arun davanti a me armeggiava nella cassa, ho visto la mia immagine riflessa nel vetro delle bottiglie riposte sullo scaffale. Ero io, in piedi, sovrastata da un uomo alto che mi impediva di muovermi. Sarebbe potuto finire tutto lì. Io, la mia vita, ma anche quella pungente follia che chiamano solitudine. Forse, se quell’uomo mi avesse colpita, non avrebbe fatto altro che porre fine al mio indicibile dolore.
Poi ho pensato a Sofia, e la vita mi ha dimostrato ancora una volta tutta la sua tenacia, come una piantina che si fa strada crepando il cemento, e ho capito che se quell’uomo mi avesse colpita avrebbe, in realtà, lasciato a terra una madre che non aveva ancora portato a termine il suo compito e una donna che credeva di aver già amato abbastanza.
Un velo che si scosta per mostrare la profondità di qualcosa: ecco cos’è una magia.

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