Alice
La porta si è chiusa. Un colpo secco che ha il sapore di qualcosa di finito, di una promessa infranta.
Sono rimasta in piedi a fissare la maniglia con la speranza di svegliarmi da un incubo per scoprire di aver solo sognato. Poi la realtà è arrivata come una brezza d’aria sul viso, di quelle che ti scuotono per farti accorgere che anche le nuvole in cielo, il sangue nelle vene o un fiore che sboccia possono fare un rumore assordante. Un fischio, una crepa che si allarga, il burrone sotto i piedi e la voglia di aggrapparsi a qualcosa.
Ho sfiorato con la gamba il divano. L’ho cercato con le mani e mi sono abbandonata come un corpo morto.
Poi sono scivolata a terra e mi sono rannicchiata per risparmiare energia. Mio marito se n’è andato. In un

lampo, oltre dieci anni d’amore si sono dissolti, perché la fiducia e il rispetto non sottostanno a nessuna legge della fisica e per questo non si possono aggiustare. Sono caduti a terra come petali intorno a me. Hanno sentito freddo come me. Hanno iniziato a tremare, proprio come me.
Ero lì. Io, la figlia perfetta, la moglie migliore, la sorella più affidabile, occupavo uno spazio minimo in attesa che i singhiozzi si trasformassero in qualcosa di comprensibile anche per gli altri. Poi, finalmente, ho pianto, senza però riuscire a sentirmi meglio.
Il tuo profumo che permane anche quando tu non ci sei più, il desiderio di tornare indietro per rivivere solo quel momento, la forza di sopportare ogni tipo di imbarazzo pur di avvicinarmi a te.
Lo chiamano amore.

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