Solo nel 1956 la Corte di Cassazione ha deciso di abolire lo ius corrigendi, secondo cui al marito spettava il diritto di colpire la moglie che a suo personalissimo giudizio, aveva commesso errori nell’educazione dei figli.

1996
“La prego mi lasci salire. Sono senza soldi ma ho bisogno di aiuto”.
L’uomo al volante ha sgranato gli occhi guardando quella che doveva sembrare una mendicante. Mi ha fatto un cenno con la testa e sono salita sulla corriera. Era l’alba e quello era il primo giro, quello delle sei. Aveva iniziato a nevicare e faceva davvero freddo. Mi sono seduta

perché lui mi potesse vedere.
“Signora sta bene?”
“Non lo so…”.
Arrivati nella piazza del paese, sono scesa. L’ho ringraziato e mi sono messa a camminare alla ricerca di un luogo dove potessi nascondermi. Era troppo presto per stare in giro da sola. Avrei dato nell’occhio e avevo bisogno di un riparo. Ho trovato una palazzina in costruzione e mi sono infilata dentro il cantiere. Ho trovato una sedia. Mi sono chiesta perché non mi venisse da piangere e l’unica spiegazione era che non mi sentivo disperata come avevo immaginato. Avevo finalmente le idee chiare.
Ho aspettato fino a quando le campane della chiesa mi hanno

detto che erano le otto e mi sono avvicinata all’uscita.
Ho chiamato una signora che stava passando sulla strada.
“La prego mi aiuti”, ho detto avvicinandomi con le mani alzate perché non pensasse che volessi farle del male.
“Ho bisogno di fare una telefonata. Può darmi degli spiccioli?”. Il suo sguardo era stupito. “Ho un problema enorme e ho bisogno d’aiuto” ho aggiunto come se non fosse già abbastanza evidente dal mio stato. Avevo un maglione scuro, i pantaloni di una vecchia tuta e un paio di ciabatte. Era la vigilia di Natale e in montagna si gelava.

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