Essere madre

Ho trascorso un intero pomeriggio a scandirti il mio nome sperando che tu lo ripetessi. È così semplice che lo imparerà subito, pensavo mentre tu guardandomi con i tuoi occhi pieni di significato ti ostinavi a ripetere “mamma“. L’ho capito dopo il perché. In quel modo mi puoi chiamare solo tu.
Oggi è anche la mia festa. Non è il mio compleanno e tanto meno il tuo ma qualcuno mi ha fatto gli auguri e tu mi hai “dato” un regalo. È una festa di gioia, dolci e abbracci. O almeno lo è per noi, le mamme che stanno, solo per pura fortuna, al di qua della barricata. Quelle che si lamentano del traffico, delle mille cose da fare e di qualche chilo di troppo. Le mamme preoccupate per il futuro e non per il presente. Le mamme del caffè a metà mattina, di un lavoro che potrebbe andare meglio e di una casa che potrebbe avere più spazio. Le mamme come me, che rimboccano le coperte e spiano i loro figli mentre dormono, che scaldano il latte alla temperatura perfetta e disturbano il pediatra a ogni colpo di tosse.
Le madri che possono scegliere.
Ma poi c’è quel muro, quello che ci separa da qualcosa che sembra impossibile, difficile da ascoltare, qualcosa di fronte al quale siamo tutte uguali, rimaniamo incredule perché di là ci sono loro, le altre madri e hanno altre storie da raccontare. Madri che guardano i capelli dei loro figli cadere al suolo e la loro pelle trasparente lottare contro un male cattivo, che li hanno partoriti nel fango e hanno usato il proprio corpo per proteggerli dalle esplosioni o dai soldati, che hanno attraversato il deserto per mettere un figlio su un barcone solo perché quel legno traballante sembrava più sicuro della terra da cui scappavano e perché cercare rifugio in un paese che non le vuole è sempre meglio che morire di fame o per violenza.
Un mondo strano quello che madri, a volte bellissimo come il tuo battito che esplode dall’ecografo , a volte pauroso come dover tagliare il cordone con un pezzo di lamiera in mezzo ad una strada polverosa.
Incatenate in una piazza, sedute a un capezzale, pronte a fuggire con pochi stracci, capaci di affrontare il mare tanto quanto il fuoco, poco importa perché l’unica cosa da festeggiare oggi è che nulla ci può fermare anche se voi continuate a far finta di non capire.
Non usateci solo quando vi viene comodo perché non serviamo per fare le vostre propagande a parole. Quello che rappresentiamo vale molto di più e non può esistere nessuna integrazione se non imparerete a parlare la nostra lingua, non esisterà nessuna libertà se non ci togliete le catene, non esisterà nessun futuro di cui preoccuparsi se non vi prenderete cura di noi. Siamo pronte a combattere se è necessario, anche a partire dall’angolo in cui ci troviamo, sapremo rialzarci, accettare sfide e fatiche, avremmo solo voglia di smettere di doverci difendere perché di incontri truccati e di colpi troppo bassi ne abbiamo davvero abbastanza e in fondo dovrebbe essere così per tutti. No?
Auguri a tutte le mamme

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Autore Sara

Scrivere è il mio mondo, la mia cura, la mia follia. Scrivere è il privilegio di non essere me stessa, diventare qualcun altro per capire. In questo blog troverete tutto ciò che vedo, sento e ascolto, raccontato a modo mio. Scriverò, parlerò di scrittura e consiglierò qualcosa da leggere.

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