Saro Rattaro

Jamilah e Jibril

Il cielo si sta scurendo e l’aria inizia a farsi più respirabile. Jamilah ha appena finito i suoi compiti. Domani andrà a scuola. Gliel’hanno promesso perché a lei piace. Ma stasera ha un incarico importante da svolgere. Non le hanno spiegato nulla di preciso, sa solo che dovrà farsi trovare dietro al mercato prima che il sole cali. Sarà una vera sorpresa. Una sorpresa che renderà felice tutti. Lei deve solo mantenere il segreto con la sua famiglia. A chiederglielo è stato proprio Jibril, il ragazzo più carino del villaggio. A Jamilah piace così tanto che quando lo vede anche solo da lontano, può avvertire il suo cuore battere tanto forte da rimbombare fino al cielo. È una sensazione strana e nuova, così bella. Le sue amiche l’avevano presa in giro per un pomeriggio intero quando lui si era avvicinato chiedendole di poterle parlare da soli e lei era diventata rossa come la terra che arriva dal deserto. Jamilah si era alzata dal muretto su cui era seduta e l’aveva seguito poco lontano da lì. Lo guardava aprire e chiudere la bocca, fare una smorfia e una risata nervosa. Poi quel gesto. Jibril si era sfilato dal collo un ciondolo. Era la sua catenina di metallo, quella con un grassa J che Jamilah guardava sempre luccicare al sole quando lo spiava da lontano.

Jamilah l’aveva guardato emozionata mentre lui la chiudeva tra le sue mani. “Questa è la nostra iniziale. Siamo legati dal destino. Tienila tu. A domani”. Le aveva detto prima di allontanarsi.

Jamilah aveva sentito il suo corpo diventare leggero come l’aria. Aveva aspettato che lui si allontanasse e si era messa a correre. Non sapeva nemmeno lei cosa dire e perché la vita le stesse regalando tanto.

Quella sera, sdraiata nel suo letto, aveva chiuso gli occhi. Le sembrava di sentire ancora la sua voce, le sue parole e le sue mani. Era corsa a casa, prima di entrare aveva nascosto la collana sotto i vestiti perché suo padre non la vedesse. Nonostante i suoi quattordici anni, Jamilah sapeva bene cosa poteva o non poteva fare e quell’amicizia, quel regalo a suo padre e ai suoi fratelli non sarebbero mai piaciuti. Così si era addormentata, con un bellissimo sogno ancora tutto da vivere.

La mattina a scuola il tempo sembra non passare mai. Jamilah guarda fuori dalla finestra perchè non riesce a smettere di pensare al suo appuntamento. Lei e Jibril si vedranno, da soli, dietro al grosso mercato. Ha pensato a tutto. Si sarebbe fatta mandare dalla mamma a fare la spesa. È così eccitata che persino l’insegnante ha richiamato la sua attenzione. Non è abituata a vederla distratta in classe. Jamilah le sorride e si scusa. Poi con la mano va a cercare il ciondolo e lo stringe forte. È la prova che non sta sognando. È tutto vero ed è successo proprio a lei.

Quando arrivano le sei, Jamilah è pronta. Ha indossato il suo abito più carino e ha pettinato i capelli. Sua madre l’ha guardata con indulgenza. Quattordici anni li ha avuti anche lei.

Lungo la strada, Jamilah si guarda intorno. Ha fretta, la fretta del primo appuntamento. Vorrebbe correre ma si sforza di camminare e così per ingannare il tempo si mette a contare i passi, quelli che la separano da Jibril ma deve ricominciare da capo almeno tre volte perché le viene da sorridere e perde il conto.

Il mercato è pieno di gente. La merce buona deve essere appena arrivata. Jibril è lì ad aspettarla. Le fa un cenno e lei sorride. Lui cammina e lei lo segue. Non si possono far vedere insieme. Se suo padre lo scoprisse, Jamilah non potrebbe più uscire da casa.

Poi è tutto un attimo. Sono in tre e lei si sente tremare. La guardano e si avvicinano. Lei si volta verso il suo amore. Lui le tende una mano. “Stai tranquilla. Non ti faremo del male. Abbiamo bisogno di te per una cosa importantissima. Ci aiuterai? Lo farai per me?”

Jamilah annuisce spaventata. Vorrebbe scappare. Vorrebbe che il suo papà fosse lì con lei ora. Chiude gli occhi e si mette a pregare mentre qualcuno le cinge intorno alla vita una grossa cintura e la nasconde sotto al suo vestito, quello per le grandi occasioni. Come quella.

“È tutto molto semplice. Devi solo andare là. Al centro del mercato. Ci sarà un signore che ti darà un pacco. Dovrai prenderlo e riportarlo qui da me.” La voce di Jibril è chiara e limpida come sempre. La tranquillizza.

“Poi ti darò un bacio. Un bacio vero”. Jamilah trattiene il respiro. È stordita mentre cammina verso il mercato. Pensa al bacio. A quando tornerà indietro. Lo fa di nuovo, conta i passi. Uno, due e…

La mamma di Jamilah corre fuori da casa. L’esplosione ha fatto tremare i muri. Guarda verso il mercato e vede solo il fuoco. Corre più forte che può mentre i pezzi del vestito buono di Jamilah si mescolano alla polvere, alle lacrime e alla sua carne.

One Comment

  1. È una lettura di quelle che ti provocano una lacerazione dentro.
    C’è uno spaventoso spreco di: innocenza, gioventù, bellezza, amore.
    L’inizio provoca simpatia, per la situazione di tenerezza che sembrerebbe instaurarsi fra i due ragazzi, anche se un poco inquinata da qualche dubbio sottile: in quale paese (che comunque è di lingua araba!) è ambientato il racconto? Iraq? Siria? Siamo in una di quelle zone “instabili” dalle quali quasi ogni giorno udiamo tragiche notizie dai telegiornali? Anche la parola “mercato” suscita una qualche apprensione, perché, proprio in quei territori, il suk è ambiente pericoloso. Lì c’è la folla, e la folla è un obiettivo ghiotto per quella gente … che non si vorrebbe nominare, quasi che si potesse evocare la tragedia al solo pronunciare quei nomi..
    Inoltre, per chi ha la mia età, Jamilah ispira tenerezza come una nipotina, e per di più assume anche il valore di un simbolo: un piccolo fiore che si sta schiudendo ai primi pensieri d’amore, irradiando all’intorno il delicato profumo della sua innocenza.
    È uno dei casi nei quali il lettore, quando comincia ad avere l’intuizione del pericolo (non per merito suo, ma perché l’ha seminata sapientemente l’autore), sarebbe tentato irrazionalmente di irrompere nel racconto nel tentativo di cambiarne il corso: vorrebbe fermare la ragazzina per pregarla di non andare all’appuntamento. E man mano che la sensazione iniziale diviene certezza, la vorrebbe rincorrere per avvisarla che non sta andando incontro all’amore, ma alla morte.

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