Saro Rattaro

A distanza astronomica

(pubblicato sul Secolo XIX)

Nati insieme ma mai nello stesso tempo. Uguali o diversi poco importa, essere gemelli significa avere un legame così particolare che tutti gli altri difficilmente lo potranno mai comprendere. Un legame che farebbe arrossire Marte e far venire un cerchio alla testa al povero Saturno. Un vero e proprio sesto senso che può portare a provare addirittura lo stesso dolore o a prendere le stesse decisioni. Ma come per la luna, c’è anche un lato oscuro perché riconoscere i propri difetti in qualcun altro potrebbe crearci qualche scocciatura ma ancora peggio sarebbe scoprire in lui pregi che non possediamo.

Ma cosa può accadere se ad avere una gemella fosse proprio la nostra amata terra? Proprio quella su cui camminiamo, mangiamo, facciamo l’amore e inquiniamo? Ve lo immaginate? Come nella trama di un ottimo romanzo, le due, separate alla nascita, si rincontrano quando ormai sono adulte, o meglio vecchiotte. Una scoperta rivoluzionaria e fortuita che potrebbe cambiare le nostre esistenze.    Ed ecco il loro primo incontro: una danza orbitale fatta di polvere di stelle da far perdere l’equilibrio. Una distanza astronomica di qualche anno luce per prendersi le misure e formulare centinaia d’ipotesi extraterrestri. Poi, una lunga passeggiata lungo la traiettoria ellittica per conoscersi un po’, quel che basta per capire se quello che siamo dipende davvero dalla nostra natura o forse siamo solo il prodotto delle nostre abitudini. E cosa accadrebbe se la nostra vecchia amata signora terra scoprisse che la sua sconosciuta gemella possiede un profumo inebriante, un aspetto rigoglioso quasi virginale e non ha mai sentito nominare le parole terrorismo, violenza e razzismo? Avrebbe il coraggio di spiegarle il significato? E se, illuminata dal sole, ne trovasse la forza, da dove inizierebbe? Dalle vite spezzate dalle guerre, dai sorrisi affogati dei migranti o dai bambini usati come bombe umane? Riuscirebbe a trovare le parole essenziali, quelle che usiamo per giustificare le cose peggiori per sentirci meno a disagio e trovare consenso? Sarebbe capace di raccontare come stanno davvero le cose? O si trincererebbe dietro la solita demagogia, compagna di mille battaglie?

No, il nostro acciaccato pianeta, inclinerebbe, come solo lei sa fare, il suo asse per allontanarsi con silenziosa eleganza percorrendo la solita traiettoria che la conduce tra le braccia della sua amata luna che sempre la sa perdonare. In fondo, per essere incatenati allo stesso destino bisogna necessariamente essere capaci di riconoscere quel qualcosa in comune che ci lega ma per questo il DNA non basta.

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